L’IMMAGINE RACCONTATA: l’audiodescrizione e i linguaggi dell’inclusione

seminario audiodescrizioneIntervento di Laura Raffaeli, Presidente di Blindsight Project, in occasione del seminario di studio del 30 novembre 2012 presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

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Relazione del seminario in pdf (105 kb)

L’audiodescrizione come strumento di inclusione culturale per le persone con disabilità sensoriale

La parola “inclusione” ci porta controvoglia  già in una dimensione dove qualcuno è stato “fatto fuori”, è stato “escluso”, è stato “dimenticato” o è proprio uno “straniero da respingere”: non è bello doverne parlare in una nazione democratica, ma è quanto succede attualmente in Italia rispetto all’accesso alla cultura e allo spettacolo per le persone con disabilità sensoriali. “Inclusione” ci fa pensare anche a chi non è autonomo, forse perché ostacolato più che dalla sua disabilità dalle barriere che lo circondano quindi non è libero, per questo e non solo, probabilmente, escluso.

Accessibilità = Autonomia e Autonomia = Libertà.

Accessibilità + Autonomia + Libertà =  Inclusione.

Per quasi tutte le persone disabili, in particolar modo le persone con disabilità sensoriali, è grazie soprattutto agli ausili e alle tecnologie assistive che si è autonomi e si ha un collegamento con la realtà, intesa come cultura, ed aggiungerei anche divertimento visto che il cinema, la tv e il teatro rappresentano anche uno svago, oltre ad essere una grande parte del nostro mondo e patrimonio culturale. E una vita sociale, vissuta al di là delle rare e sparute iniziative dedicate al disabile com’è attualmente l’offerta italiana, è una vita nella quale mi sento libera di andare al cinema quando voglio e di potermi scegliere un film, idem per teatro e tv. Questo mi aiuterà ad affrontare concretamente il mondo reale perché mi evolverà e mi sarà di sostegno in una vita che, comunque, va al contrario di come vanno le altre (è la sensazione che molti di noi disabili abbiamo). Parlo in prima persona come disabile, ma ovviamente parlo per tanti giovani e giovanissimi italiani, esclusi dalla cultura e dallo spettacolo, di conseguenza quindi anche da una vita sociale, senza la quale ci si chiude in una dimensione, molto irreale, dalla quale sarà sempre più difficile uscire per esporsi nel mondo del lavoro e nella società che ci circonda. E pensare che, chissà quanti giovani sordi o giovani ciechi potrebbero diventare tecnici per realizzare l’audiodescrizione o il sottotitolo, anziché rinchiudersi in un centralino o in un ufficio in silenzio. Anche questa è esclusione.

Non c’è quindi inclusione se non si abbattono quelle barriere che si sono alzate intorno a qualcuno: nel caso specifico dell’audiodescrizione la barriera abbattuta è il buio, e lo considero un miracolo.

L’abbattimento delle barriere deve quindi contemplare tra queste anche quelle sensoriali: l’audiodescrizione è tra i più importanti metodi assistivi per chi non vede (cecità), o vede poco (ipovisione). Va considerato che, per chi non vede, l’audiodescrizione è l’aiuto più importante che si può avere, almeno per il momento, per poter fruire di uno spettacolo teatrale, un film o una mostra d’arte, tanto per citare solo alcuni esempi in cui dovrebbe essere obbligatoria l’audiodescrizione per persone con disabilità della vista (in base alla Convenzione delle Nazioni Unite per le Persone Disabili, firmata anche dall’Italia nei lontani anni ’90 del millennio scorso, e mai rispettata, comprese le Tv nazionali!).

L’abbattimento delle barriere quindi deve essere riconosciuto da tutti a 360°, e non solo riferito a porte e scale: esiste da anni l’audiodescrizione, eppure è un altro miracolo se finora si è riusciti ad avere solo qualche spettacolo teatrale o film audiodescritto, nonostante l’impegno della Blindsight Project  che, da quando è nata nel 2006, è già riuscita a rendere accessibile parte di alcuni festival di cinema e qualcosa già teatro, con l’obiettivo di far diventare la normalità uno spettacolo audiodescritto e sottotitolato.

E’ solo abbattendo barriere che si concretizza la possibilità di poter far rientrare nel mondo di tutti anche le persone disabili, al momento escluse. Le barriere vanno abbattute se si vuole far studiare, leggere, partecipare alla cultura veramente tutti indistintamente: che siano barriere architettoniche, sensoriali o mentali non importa, sono barriere che ostacolano l’accesso libero alla cultura a tante migliaia di italiani, discriminati ed emarginati anche perché con le disabilità sensoriali, che privano la persona della realtà circostante, è molto più facile fare di questo.

Inutile quindi parlare di “integrazione” o di “inclusione”, parole che sento in molte presentazioni di progetti finalizzati ad una miglior qualità della vita della persona con disabilità, se io che non vedo sono esclusa dalla vita sociale e culturale, e di conseguenza anche lavorativa.

Le politiche per l’inclusione delle persone con disabilità sensoriali, soprattutto le persone cieche e ipovedenti, ma non posso dimenticare di citare anche le persone sorde e ipoudenti, devono iniziare a considerare che, oltre l’accesso ad una rete internet, ad una sintesi vocale che parla più umano di me, o a un cellulare che mi permette di non perdermi, io che non vedo ho bisogno anche di leggere, di divertirmi, di “guardarmi” un film, audiodescritto o sottotitolato, di andare a teatro,  di entrare in un museo e di avere a disposizione una guida vocale con l’audiodescrizione, di avere un bancomat parlante, e tanto altro che senza una voce o un testo risulta inaccessibile.

L’accesso alla cultura, allo spettacolo, all’arte e a molte altre cose, fondamentali per la nostra individuale formazione ed evoluzione, per la nostra riuscita nel mondo del  lavoro, in Italia non è quindi ancora libero a tutti, perché sono discriminate soprattutto le persone disabili sensoriali. Lo dimostrano le biblioteche, le sale cinematografiche, i teatri e i musei italiani, in cui resistono enormi barriere sensoriali, risolvibili tra l’altro con due semplici metodi: sottotitolo e audiodescrizione, attualmente ancora assenti ovunque, tanto che quando un cinema o un teatro offrono uno spettacolo accessibile alle persone disabili sensoriali, questo è ancora un evento straordinario. La stessa cosa vale per le biblioteche, ancora non digitalizzate pertanto inaccessibili a chi ha una disabilità visiva, in quanto il braille è usato e conosciuto solo dal 10% dei ciechi italiani, il 90 restante fa uso di tecnologie assistive, quali ad esempio screen reader e sintesi vocali, la carta quindi diventa un elemento inutile, anche se stampata in braille. Questo anche per aggiornare sull’attuale situazione dell’abbattimento barriere riguardo alla cultura e tutto il resto: si capisce purtroppo che c’è molto lavoro da fare ancora, che andava fatto da quando si sono rese accessibili le prime scale, con esse doveva arrivare in tv almeno un film audiodescritto e sottotitolato. Parliamo di tanto tempo fa, eppure siamo ancora qui a parlare di qualcosa che esiste ma non viene realizzata e bisogna affrontare dure battaglie per vederla realizzata, provocando l’esclusione totale di migliaia di persone con gli stessi diritti di tutti gli altri, visto che la cultura è un diritto di tutti in questa nazione.

Considerare l’audiodescrizione un semplice ausilio è riduttivo, almeno per chi vive la cecità: per chi non vede avere la possibilità di una voce che descrive ciò che sta avvenendo nel mondo reale, che sia un film, uno spettacolo teatrale, o un altro qualsiasi evento o situazione, è come vedere, ma soprattutto per “vedere” non siamo più costretti a toccare, come sempre deve succedere nel nostro mondo tridimensionale, il mondo 3D che appartiene a chi intorno ha solo buio. L’audiodescrizione apre quindi anche le magnifiche porte dell’immaginazione, con cui si convive sia se si nasce ciechi, sia se lo si diventa, anche se in quest’ultimo caso è molto più difficile tutto.

La spazialità e la temporalità assumono dimensioni diverse quando si ascolta l’audiodescrizione di un film, di uno spettacolo teatrale, ecc.: questo è importantissimo soprattutto per la persona che non è nata cieca, e l’audiodescrizione in questo caso trasmette quella realtà che si era abituati a comprendere soprattutto con la vista. La realtà così come la si conosce da quando si nasce, quando viene a mancare cambia ogni equilibrio nella persona, quindi l’apprendimento concreto di quella realtà che trasmette l’audiodescrizione, invisibile ma palpabile con l’immaginazione, rappresenta il primo elemento di inclusione, un ritorno al familiare mondo reale a cui si era abituati, attingendo naturalmente alla preziosa memoria visiva che mantiene ogni ex vedente. Ascoltando un’audiodescrizione, chi non è nato cieco ha la possibilità di ritrovare parte di quella realtà perduta, quindi di riequilibrarsi notevolmente ed è agevolato nel disumano percorso di “rientro”, mentre chi invece è cieco dalla nascita, ha praticamente la possibilità di “vedere”, in quanto già agevolato da numerose altre capacità percettive che compensano l’assenza totale o parziale del senso primario di ogni individuo.

Per concludere: a noi che non vediamo basta solo una voce che ci descrive cosa c’è nel buio per sentirci integrati e inclusi nel mondo reale, così come per chi non sente lo è poter leggere un sottotitolo del parlato, o per chi è “normodotato” ed è alla guida della sua auto in una zona sconosciuta col suo navigatore.

L’audiodescrizione è uno dei pochi collegamenti con il mondo reale che le persone con disabilità visive hanno: realizzarla, fino a farla diventare una cosa normale e conosciuta da tutti, è il primo step per una vera inclusione soprattutto nella società, ogni altra iniziativa o parola è solo un girotondo intorno ad un mondo invisibile, quindi un giro inutile. Quel mondo invisibile è quello delle disabilità sensoriali, così sconosciuto e così ancora pieno di barriere proprio perché mai considerate, è il mondo che con la Blindsight Project  cerco di far conoscere, perché sono convinta, essendo un’ottimista, che la disumana inaccessibilità italiana sia dovuta soprattutto alla disinformazione, o all’assenza totale di informazione.

Questo seminario quindi è importantissimo per questo motivo innanzitutto: per l’informazione, quella giusta che darà, sperando che si moltiplichino iniziative di questo tipo, affinché la parola “inclusione” possa essere toccata da tutti, soprattutto da chi non vede. Ringrazio l’Università Federico II di Napoli per questa preziosa occasione che sostiene e accelera l’impegno che, sia da Blindsight Project che da CulturAbile, è stato preso, affinché metodi quali l’audiodescrizione e l’accessibilità in generale possano diventare la normalità anche in questa nazione, che deve contemplare necessariamente come spesa obbligatoria in ogni suo budget la voce “sottotitoli e audiodescrizione”, e che non sia più perciò una regalìa  fatta in rare occasioni dedicate ai “diversamente abili”.

La libertà e l’autonomia conquistate con un’audiodescrizione devono diventare la normalità perché senza cultura, senza accessibilità, non ci sarà mai integrazione, sarà sempre negata l’inclusione.

La voce è la chiave che apre il mondo reale a chi non lo vede, mi auguro che ci sia sempre una voce per ogni cieco, e che la cultura diventi accessibile a tutti coloro che vorranno vivere questo diritto autonomamente e in piena libertà.

(Laura Raffaeli – Presidente di Blindsight Project [email protected]).

Foto del seminario a Napoli

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